«Finalmente liberi». Gli ex M5S riscoprono le gioie della politica
— Carlo Lania, INCIATO A FIRENZE, 28.2.2015 “Il Manifesto”
FIRENZE. In 250 a Firenze si confrontano su un nuovo soggetto politico. Rizzetto: «Mai nel Pd, ma basta con il rifiuto del dialogo»
La riunione degli ex del M5S a Firenze
Quando
deve spiegare che arriva da Genova, Corrado il nome di Beppe Grillo non riesce
neanche a pronunciarlo: «Vengo dalla città di quello là», dice rivolto
alla platea. Una cosa simile succede anche a Enzo. Lui viene dal Veneto
e il nome che proprio non gli esce dalla bocca è quello del Movimento
5 Stelle, lo stesso movimento in cui ha creduto fino a ieri
e che oggi bolla come «quella roba». «Quando ne sono uscito ho avuto una
sensazione di libertà», racconta. «Potevo scrivere su Facebook quello che
volevo e questo lo puoi apprezzare solo se hai passato degli anni in
quella roba là».
Delusi da Grillo, ma non dalla politica, i fuoriusciti del Movimento
5 Stelle si ritrovano a Firenze per capire se esiste la possibilità
di ricominciare dando vita a un nuovo soggetto politico. L’hanno chiamato
«Verso la Costituente» l’appuntamento che riunisce ex grillini ma non solo.
Molti di loro non si sono mai visti prima, ma tutti si aggirano per la sala
del PalaAffari in cui si sono dati appuntamento con l’espressione di chi
chiede agli altri: «Dove eravamo rimasti?». Erano rimasti al sogno comune di
una democrazia partecipata, che nasce dalla rete e che porta in parlamento
le istanze dei cittadini. Sogno che per tutti si è infranto con
i diktat, le scelte calate dell’alto, l’impossibilità di un confronto
e la presa di coscienza di poter solo obbedire, lasciandogli dentro
l’amarezza di un tradimento, come spiega Samule Segoni, uno degli ultimi nove
deputati usciti a gennaio dal movimento: «Il M5S ha tradito
i valori in cui credevamo, è diventato una realtà autoreferenziale,
molto diversa da quella per cui sono entrato in politica». E la distanza
maturata ormai da Grillo e Casaleggio si legge anche sul sito che annuncia
l’appuntamento fiorentino: «Abbiamo sostituito le parole dando al significato
“democrazia diretta” la giusta collocazione: nella partecipazione dei
cittadini e non nella visione ristretta di un video o di un blog».
Nei giorni scorsi qualcuno ha già provato a etichettarli come la ciambella
di salvataggio di Renzi, ipotesi che Walter Rizzetto, capogruppo di
“Alternativa Libera” e tra gli organizzatori della giornata fiorentina
respinge al mittente. «Noi non entreremo mai nel Pd», dice. «Siamo sempre
stati e restiamo all’opposizione ma non rifiutiamo più il dialogo con le
altre forze politiche e con il governo. Valuteremo ogni provvedimento
e decideremo di volta in volta come comportarci». “Alternativa
Libera” è la componente creata dai dieci ex alla Camera («ma basta chiamarci
ex») e diventata un punto di riferimento per tutti. A Firenze si
presentano in più di 250 provenienti soprattutto dal centro nord, ma
anche da Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Vantano 40 gruppi
sparsi nel territorio e almeno 3.000 attivisti. Hanno alle spalle
esperienze politiche diverse, a volte molto distanti tra loro, ma anche
battaglie comuni come quelle ambientaliste, per l’acqua pubblica, contro
la Tav e per i diritti. In sala c’è il senatore Maurizio Romani,
che al Senato insieme ai colleghi Bartolomeo Pepe, Maria Mussini
e Laura Bignami ha dato vita a “Movimento X”, ma anche rappresentanti
dei Comitati, come quello contro Ttip, e una pattuglia di radicali.
«Ci hanno chiamato loro», spiega l’ex deputato Maurizio Turco. «In passato
abbiamo cercato un contatto con il M5S, ma ci hanno sempre ignorato. Invece
la settimana scorsa quattro deputati di “Alterativa libera” ci hanno chiesto
un incontro e come prima cosa hanno voluto parlare di carceri. Temi
come la legalità, la mancanza di democrazia sono nel nostro Dna, quindi
abbiamo accettato volentieri. Speriamo per il futuro».
La mattinata se ne va con la presentazione dei gruppi. C’è chi cita Marx
e chi si rifà a Rousseau, ma anche chi chiede gli «Stati generali
della società civile regione per regione». Assente Federico Pizzarotti, ma
la sua presenza aleggia nella sala. Se non tutti, molti infatti hanno partecipato
a dicembre alla riunione convocata Parma dal sindaco ribelle
e molte idee, insieme alla voglia di fare qualcosa, sono nate anche lì.
«Vogliamo cambiare l’Italia, cambiare la sua classe politica», spiega Rizzetto
dal palco. «Negli anni abbiamo chiesto un confronto politico che ci
è sempre stato negato. Se siete qui lo sapete. Ma da soli non andiamo da
nessuna parte, abbiamo bisogno di persone, di idee e di giornate come
questa». «Il velo con cui guardavamo il M5S è caduto perché Grillo ha
fallito», dice invece Piero Caramello di Percorso comune, consigliere
a Incisa Val D’Arno e tra i primi a lasciarsi alle spalle
il movimento. «Grillo ha confuso la democrazia diretta con la democrazia
plebiscitaria. La nostra invece è una sfida ambiziosa, che riporta
alle origini, alla democrazia partecipata. Oggi non siamo qui per dare
risposte, ma per cercare domande — prosegue Caramello — E la prima
domanda è: quale forma di partecipazione vogliano portare avanti per la
nostra proposta politica?».
La risposta, se c’è, arriverà nei prossimi mesi. Magari anche presto, forse
già a marzo, quando qualcuno ha proposto di incontrarsi di nuovo
a Milano per proseguire la discussione.